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	<title>Turismo Vacanze e Tempo Libero in Puglia - ApulialandCafé &#174;</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Apulialand.it</description>
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		<title>Nasce la masseria didattica in agro delicetano (FG)</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 12:18:05 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La Puglia dei bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto dal &#8220;Periodico ELCE&#8221; Testo di Antonietta Petrella DELICETO &#8211; In passato era un vecchio rudere, coperto di rampicanti e in uno stato d&#8217;abbandono totale. Come l&#8217;Araba fenice però il Casone del Macchione è rinato dalle sue stesse ceneri, grazie alla volontà della cooperativa Pegaso.Da struttura adibita a ricovero per guardaboschi, oggi è diventato Masseria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/masseria-macchione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-350" title="masseria macchione" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/masseria-macchione-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Tratto dal &#8220;Periodico ELCE&#8221;<br />
Testo di Antonietta Petrella<br />
</em></p>
<p>DELICETO &#8211; In passato era un vecchio rudere, coperto di rampicanti e in uno stato d&#8217;abbandono totale. Come l&#8217;Araba fenice però il Casone del Macchione è rinato dalle sue stesse ceneri, grazie alla volontà della cooperativa Pegaso.Da struttura adibita a ricovero per guardaboschi, oggi è diventato <strong>Masseria didattica</strong> con i fondi europei e regionali.</p>
<p>Inaugurato nel 2009, è stato da subito aperto a visitatori e gitanti che hanno potuto godere dell&#8217;aria buona del bosco Macchione, ripulito dalle sterpaglie, e di una struttura attrezzata per ricevere fino a 40 persone. Dotata di panche e tavoli, di acqua sorgiva potabile e di servizi igienici adatti anche ai disabili, questa struttura ha mirato in alto, fino a diventare, con approvazione regionale, una masseria didattica, la prima nel territorio delicetano.<span id="more-349"></span></p>
<p>Elemento di pregio è il fatto che il Casone sorge su un bene pubblico, che è appunto il bosco, interamente gestito dalla Pegaso. L&#8217;idea di farne una masseria didattica è nata dalla sinergia tra la cooperativa e il dottor Vincenzo Mazzei. Ma il perno intorno a cui tutto ruota sono i quattro operatori che si sono formati con corsi regionali e che sono sempre aggiornati. Già in passato la Pegaso aveva proposto attività laboratoriali per le scuole, come, per esempio, far riscoprire ai bambini l&#8217;antica tecnica del sapone fatto in casa o la costruzione delle carbonaie.</p>
<p>Il percorso che oggi propongono inizia con una <strong>passeggiata nella natura</strong>. Le scolaresche che vi partecipano, infatti, lasciato l&#8217;autobus, percorrono un tragitto a piedi in un tratturo del bosco, che le conduce in un&#8217;area protetta in cui cresce l&#8217;agrifoglio, da qui raggiungono il Casone, dove è possibile lo svolgimento delle attività, fino alle fontane, ristrutturate e perfettamente funzionanti. Nei giorni scorsi è stata girata proprio qui una puntata della trasmissione &#8220;Piglia la Puglia&#8221;, un programma televisivo sull&#8217;educazione alimentare.</p>
<p>Nella puntata si sono confrontati gli alunni della scuola primaria di Deliceto e quelli di Lucera, portando ognuno, attraverso simpatiche gag e canzoni, le proprie esperienze del territorio e illustrando i piatti e i prodotti tipici, quali per esempio i salumi ottenuti dal maiale nero.</p>
<p>Un episodio spiacevole, però, ha coinvolto il Casone nel mese passato. Ignoti hanno provocato un incendio in cui sono andati persi tavoli e sedie di plastica. La fuliggine ha annerito le pareti e la pietra esterna e, come se non bastasse, sono stati letteralmente distrutti i servizi igienici, alcune maniglie e il deposito per l&#8217;acqua. Fortunatamente si è salvato il tetto in legno, altrimenti si sarebbero contanti danni più grandi di quelli già riportati. La ristrutturazione è stata fatta a spese della Pegaso.</p>
<p>Ma l&#8217;evento dannoso non ha fermato la volontà degli operatori, che non hanno perso di vista il loro obiettivo e sono riusciti nell&#8217;intento di dare al paese il segno che la civiltà vince sempre su tutto. A distanza di pochi giorni, infatti, dopo lavori con olio di gomito, spese e fatica, il Casone ha ricevuto la visita dei funzionari della Regione i quali gli hanno conferito il titolo di &#8220;masseria didattica&#8221;.</p>
<div class="shr-publisher-349"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Bovino (FG) vola a San Pietroburgo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 10:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto dal &#8220;Periodico ELCE&#8221; E con lui la Daunia di qualità Il Festival del Club dei Borghi più belli d’Italia a Bovino, Alberona e Roseto Valfortore Essersi battuti, anche investendo risorse importanti, per ottenere l’iscrizione al Club è un apprezzabile ed evidente tentativo di elevarsi, di puntare in alto G.I. Si è svolta venerdì 11 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/borghi-più-belli-CHIESA.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-343" title="borghi più belli-CHIESA" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/borghi-più-belli-CHIESA-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><em>Tratto dal &#8220;Periodico ELCE&#8221;</em></p>
<p>E con lui la Daunia di qualità</p>
<p>Il Festival del <strong>Club dei Borghi più belli d’Italia</strong> a Bovino, Alberona e Roseto Valfortore</p>
<p>Essersi battuti, anche investendo risorse importanti, per ottenere l’iscrizione al Club è un apprezzabile ed evidente tentativo di elevarsi, di puntare in alto</p>
<p>G.I.<span id="more-342"></span></p>
<p>Si è svolta venerdì 11 marzo la prima riunione operativa per l’organizzazione del Festival del Club dei Borghi più belli d&#8217;Italia, edizione 2012, che si terrà a Roseto Valfortore, Alberona e Bovino. All’incontro di Roseto hanno partecipato Umberto Forte (direttore de “I Borghi più belli d&#8217;Italia”), il sindaco di Bovino Michele Dedda, il vicesindaco di Alberona Leonardo De Matthaeis, il direttore del Gal Meridaunia Daniele Borrelli e l’assessore al Turismo di Roseto Valfortore Francesco Russo.</p>
<p><strong>La settima edizione del Festival si terrà nelle giornate del 7-8 e 9 settembre 2012</strong>. Ad Alberona toccherà inaugurare l’evento, a Bovino si terrà un workshop internazionale sul turismo e a Roseto verranno allestiti gli stand dei Comuni. Nei giorni del Festival i Comuni saranno animati da eventi culturali, musicali, artistici. E l’attenzione inevitabilmente si polarizzerà sui tre Comuni dauni titolari del riconoscimento di Borghi più belli d’Italia.</p>
<p>***</p>
<p>Vale la pena, a questo punto, cercare di capire, quantomeno per sommi capi, di che si tratta.<br />
I Borghi più belli d’Italia sono un Club, proprietario dell’omonimo marchio di color arancione, che vediamo campeggiare pure sulle insegne di Bovino. Il Club persegue gli obiettivi di proteggere, promuovere e sviluppare i Comuni riconosciuti come i Borghi più belli d&#8217;Italia (art. 1 statuto).</p>
<p>Tra le condizioni per l’ammissione, tra l’altro minuziose, particolareggiate e stringenti, almeno nell’enunciazione, il Borgo deve offrire un patrimonio di qualità che si faccia apprezzare per i seguenti motivi:</p>
<p>a) qualità urbanistica, ovvero: qualità degli accessi al Borgo; compattezza e omogeneità della massa costruita; possibilità di percorsi diversi all&#8217;interno del Borgo; preservazione del legame tra microsistema urbano, storicamente determinato, e ambiente naturale circostante;<br />
b) qualità architettonica, ovvero: armonia e omogeneità dei volumi costruiti; armonia e omogeneità dei materiali delle facciate e dei tetti; armonia e omogeneità dei colori delle facciate e dei tetti; armonia e omogeneità delle “aperture” (porte, portoni, finestre, luci, ecc…); presenza di elementi decorativi simbolici (frontoni, insegne, stucchi, ecc…) (art. 2.1.3 statuto). Dovrà, poi, manifestare, attraverso fatti concreti, una volontà e una politica di valorizzazione, sviluppo, promozione e animazione del proprio patrimonio.<a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/borghi-più-belli-logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-344" title="borghi più belli-logo" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/05/borghi-più-belli-logo-158x300.jpg" alt="" width="158" height="300" /></a></p>
<p>Nel contempo devono essere garantiti ed assicurati l’esistenza di spazi e strutture per le feste al coperto o all’aperto; l’organizzazione di eventi originali e di qualità; la programmazione di manifestazioni permanenti o temporanee (art. 2.1.4 statuto) per stimolare la frequentazione turistica; la presenza di un’offerta di alloggio, ristorazione e attività ludiche, sportive o culturali; l’esistenza di artigiani d&#8217;arte o di servizi; l’esistenza di attività commerciali; la partecipazione a strutture e iniziative intercomunali; la presenza di un punto di informazione o accoglienza; l’organizzazione di visite guidate; l’edizione di guide o opuscoli promozionali; l’esistenza di una segnaletica direzionale e informativa.</p>
<p>Ad onor del vero, i paesi che si fregiano oggi del marchio in questione non è che abbiano sempre garantito tutti i requisiti richiesti dallo statuto del Club. Né, d’altra parte, essere iscritti al Club è necessariamente garanzia di qualità. In ogni caso, essersi battuti, anche investendo risorse importanti, per ottenere l’iscrizione al Club è un apprezzabile ed evidente tentativo di elevarsi, di puntare in alto.</p>
<p>Oggi, i comuni in cui si svolgerà il Festival 2012, sono il fiore all’occhiello della Daunia in seno al Club e di questo non possono che esserne fieri anche i comuni limitrofi. Bovino, in particolare, si è distinta tra gli altri, inserendosi in logiche sovranazionali, pur se fortemente radicate al territorio. Infatti, in attesa del Festival di cui dicevamo, il Club dei Borghi più belli d&#8217;Italia ha invitato la cittadina di Bovino dal 13 al 16 giugno a prendere parte ad un workshop internazionale che si terrà a San Pietroburgo, in Russia. La delegazione di Bovino sarà guidata dal sindaco Michele Dedda e dai rappresentanti della locale Pro loco.</p>
<p>Obiettivo dell’iniziativa, promuovere presso i tour-operator russi il fascino dell’Italia nascosta, questi luoghi incantati la cui bellezza, consolidata nei secoli, è sempre più apprezzata dai turisti dell&#8217;est Europa. Per la comunità di Bovino il rapporto con la città di San Pietroburgo non è affatto nuovo, in quanto lo scorso anno diversi operatori turistici della ex Leningrado furono ospiti dell’Amministrazione Comunale.</p>
<p>***</p>
<p>Dunque, Bovino sembra aver individuato nella promozione ad alti livelli la chiave per uscire dall’isolamento e dai rischi dello spopolamento e della fine per inedia, opponendosi al triste destino che sembra accomunare tanti piccoli paesi del sud.</p>
<p>Il Festival sarà per i tre paesi, e per Bovino in particolare, una vetrina importante per promuovere il loro territorio – che poi è comune a tutti i pesi del Subappennino – sulla scena nazionale ed internazionale. Tra l’altro, persino la Ryanair pubblicizzerà i Borghi più belli d’Italia nella sua rete commerciale (aeroporti, voli, editoria). Una svolta per il territorio intero che parte da Bovino e dagli altri Borghi più belli d’Italia nella Daunia.</p>
<p>In questo senso è la lettera che il Presidente della Provincia Pepe e l’Assessore alla Cultura Consiglio hanno rivolto ai tre Comuni che ospiteranno il Festival: “La cultura locale, il patrimonio straordinario di identità e memoria rappresentato dai piccoli comuni e dai borghi di Capitanata sono una ricchezza inestimabile per la provincia di Foggia, che si appresta a vivere un momento di grande importanza, degna testimonianza del valore del nostro territorio&#8221;. Hanno poi parlato di &#8220;un riconoscimento ambizioso per l&#8217;entroterra del nostro territorio, prodigo di meraviglie paesaggistiche, così come di ricchezze immateriali; un patrimonio di tradizioni senza tempo, di una memoria popolare che produce voglia di futuro raccogliendo in sé le tracce di un passato ancora vivo&#8221;.</p>
<p>Insomma, Bovino, in questo contesto, vuole proporsi come alfiere indiscusso della promozione di qualità del suo territorio. È questo un tipo di mentalità vincente ma, al di là della buona impostazione di partenza, la strada da percorrere è ancora tanta. Non basta ottenere un marchio per rilanciarsi. Bisogna lavorare, cercando di fare sistema con gli altri comuni, per superare le carenze strutturali ed organizzative che, obbiettivamente, vi sono.</p>
<p>Occorrono politiche ed investimenti adeguati e lungimiranti, di medio e lungo termine, per dotare i nostri territori di servizi ed infrastrutture essenziali, senza dei quali non è possibile soddisfare le richieste del mercato turistico, sempre più esigente. Quando si è sotto i riflettori, non si può improvvisare né possono commettersi passi falsi.</p>
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		<title>Errata corrige?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 06:08:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Angela Chinni Noi italiani in fondo siamo un po’ tutti così: fingiamo di essere cosmopoliti e open-mind. Ma in realtà poi quando andiamo fuori dal nostro paese, fosse anche solo per una breve vacanza, cominciamo a sentire la mancanza del caffè, del cibo, del calore, della gente… e di tutta una serie di cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Angela Chinni</strong></em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/04/errata-corrige6.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-338" title="errata corrige" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/04/errata-corrige6-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a></p>
<p>Noi italiani in fondo siamo un po’ tutti così: fingiamo di essere cosmopoliti e open-mind. Ma in realtà poi quando andiamo fuori dal nostro paese, fosse anche solo per una breve vacanza, cominciamo a sentire la mancanza del caffè, del cibo, del calore, della gente… e di tutta una serie di cose che ogni volta che ci allontaniamo ci rendiamo conto di quanto siano indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza. La cosa poi assume un aspetto ancora più forte, paragonabile alla saudade dei brasiliani o al mal d’africa dei nostri fratelli africani appunto, se rapportiamo questo stesso sentimento a ciò che proviamo noi emigranti, cioè noi che viviamo lontani dal nostro amatissimo e “criticatissimo” paesino. Croce e delizia.<span id="more-337"></span></p>
<p>Così mi capita di stare su un aereo diretto in Spagna per una brevissima vacanza, come dicevo poc’anzi, e di sfogliare il <strong>Corriere della sera</strong>, per sentirmi ancora un po’ in Italia. Immaginate la mia meraviglia e il mio orgoglio e direi anche immensa incredulità quando trovo un trafiletto con un’immagine del nostro riconoscibilissimo castello! Sul Corriere! Un trafiletto su Deliceto!</p>
<p>Fagocito le poche righe con curiosità e ci scopro un sorta di messaggio pubblicitario in cui ad essere pubblicizzato è un bellissimo borgo della Puglia, dove, immersi nella cultura normanna, un non menzionato luogo di ristoro offre due cene a lume di candela e due notti di pernottamento alla modica cifra di 250 €. <strong>Il borgo in questione, questo sì menzionato, è Bovino. Peccato che la foto ritragga Deliceto.</strong> Errata corrige? Ridiamoci su…<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Alla scoperta di musei sommersi nelle acque della Puglia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 08:52:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Elisabetta De Martino La particolare posizione della penisola salentina, protesa tra due mari, ne ha fatto nel corso della storia un importante scalo commerciale. L&#8217;Adriatico era infatti molto trafficato da navi romane, bizantine, veneziane e arabe. Poiché un tempo le imbarcazioni erano molto più fragili e impreparate alle eventuali burrasche, oltre ai pericoli rappresentati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/03/tesori-sommersi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-332" title="tesori sommersi" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/03/tesori-sommersi.jpg" alt="" width="297" height="193" /></a><em>Di <a href="http://www.italienisch-uebersetzungen.at/index_it.htm" target="_blank">Elisabetta De Martino</a></em></p>
<p>La particolare posizione della penisola salentina, protesa tra due mari, ne ha fatto nel corso della storia un importante scalo commerciale. L&#8217;Adriatico era infatti molto trafficato da navi romane, bizantine, veneziane e arabe. Poiché un tempo le imbarcazioni erano molto più fragili e impreparate alle eventuali burrasche, oltre ai pericoli rappresentati dalle secche, affondavano di frequente. Se le coste salentine venissero prosciugate, potremmo ammirare una miniera inesauribile di relitti e reperti archeologici sommersi che testimonia il passaggio di culture di tutte le epoche.</p>
<p><span id="more-331"></span>In epoca romana il Salento vantava fiorenti attività agricole e commerciali, la sua posizione era strategica per i traffici tra Adriatico e Mediterraneo orientale. Per tale ragione le coste della Puglia erano costellate di porti e di approdi. Studiando il sistema portuale e la carta dei relitti inabissati lungo le coste, si può ricostruire la rete dei collegamenti commerciali dell&#8217;epoca. Le due principali rotte che solcavano il Mediterraneo erano quella nord-sud, che collegava Aquileia con Alessandria d&#8217;Egitto, e quella ovest-est, che collegava i porti tirrenici con l&#8217;Oriente. La tappa preferenziale di quest&#8217;ultima rotta era il porto di Brindisi, ma anche il porto di Lecce, l&#8217;attuale San Cataldo, descritto come luogo dello sbarco di Ottaviano, ebbe un ruolo determinante in epoca romana. Ancora oggi sono individuabili i resti del molo adrianeo, in parte sommerso. L&#8217;altro grande porto salentino nelle rotte da e per l&#8217;Oriente è Otranto. Le navi trasportavano soprattutto sarcofagi e colonne marmoree, ceramica, gioielli, stoffe, avorio, olio, cereali, pesce salato o in salsa, aceto, miele, olive, vino, frutta, lana, bestiame, schiavi e opere d&#8217;arte.</p>
<p>Relitti particolarmente suggestivi sono stati individuati lungo le coste leccesi e nel brindisino.<br />
Un relitto rinvenuto a S. Pietro in Bevagna, situato a circa 4 metri di profondità, si estende per circa 15 m di larghezza, presenta un carico costituito da ventitré sarcofagi di marmo cristallino di forma e dimensioni diverse e di peso variabile tra i 1000 e i 6000 kg ed è databile alla prima metà del III sec. d.C.</p>
<p>Un&#8217;altra nave rinvenuta a Torre Sgarrata, in provincia di Taranto, trasportava blocchi d&#8217;alabastro dell&#8217;Asia Minore, sarcofagi e lastre di rivestimento. I sarcofagi furono recuperati negli anni &#8217;60 e collocati nel castello Aragonese di Taranto. La dotazione di bordo, un&#8217;anfora e alcune monete, tra cui una di bronzo dell&#8217;età di Commodo, permettono di datare il relitto tra la fine del I e gli inizi del III sec. d.C.</p>
<p>Negli anni &#8217;60 si identificò un relitto anche a Torre Chianca, nei pressi di Porto Cesareo, il cui carico era composto da sette colonne monolitiche in marmo, tuttora visibili sul fondo. Il collo di due anfore consente di determinare la data del naufragio, avvenuto nel III sec. d.C.</p>
<p>Negli anni &#8217;80 al largo di San Cataldo venne recuperata un&#8217;ancora bizantina di ferro e a Marina di Porto vennero rinvenuti frammenti di anfore del III-II secolo a.C. A Porto Badisco, antico punto di approdo, venne individuato a circa 33 metri di profondità il relitto di un&#8217;imbarcazione romana con numerose anfore di età tardo-repubblicana. Sullo Ionio, nelle acque di Santa Caterina, a pochi chilometri da Gallipoli, venne scoperto il relitto di una nave a 22 metri di profondità con un importante carico di anfore databili al III secolo a.C. contenenti vino.</p>
<p>Immergendosi nelle acque salentine si possono ammirare alcuni di questi relitti. A Torre Vado, ad esempio, si può osservare un’antica nave in legno, di cui sono visibili cannoni e due grandi ancore in ferro.</p>
<p>A Punta Ristola, nei pressi di Leuca, pochi anni fa sono stati ritrovati alcuni reperti archeologici in bronzo e numerosi cocci di anfora. Proseguendo in direzione di Novaglie, a circa 25 metri di profondità, si possono ammirare i resti di un galeone rinascimentale, di cui sono ancora evidenti sette cannoni, una bombarda e tre grosse ancore.</p>
<p>Sono visibili inoltre altri relitti di epoca più recente, come quello del sommergibile italiano Pietro Micca, affondato durante la Seconda Guerra Mondiale con tutto il suo equipaggio a bordo e situato di fronte al Capo di Leuca, su un fondale di 85 metri, oppure quello della Liesen, un mercantile di oltre 100 metri di lunghezza incagliatosi sulle secche di Ugento a circa 7 – 9 di profondità. Evidenti sono il motore, la linea d’asse e la gigantesca elica, che misura un diametro di oltre 3 metri, oltre a corridoi, stive, gru ed oblò. Le stesse secche sono state teatro di numerosi naufragi, fra i quali quello leggendario della flotta di Pirro, re dell’Epiro, che nel III sec a.C. partì alla volta di Taranto per assistere la città contro l’aggressione dei romani. Uno scavo degli anni &#8217;60 alla ricerca di reperti della flotta di Pirro permise di individuarvi due giacimenti di anfore.</p>
<p>Uno dei relitti meglio conservati di tutto il Mediterraneo è quello della baia di Torre Santa Sabina, in provincia di Brindisi, che giace a soli pochi metri di profondità. Nel corso dei secoli, in quest’area sono affondate molteplici imbarcazioni, creando così un vero e proprio cimitero navale sottomarino. Nella baia sono stati identificati vari relitti di epoche diverse, ma quello meglio conservato si trova a due metri e mezzo di profondità, a pochi metri dalla riva, e presenta uno stato di conservazione assolutamente eccezionale sia degli scafi che del carico. La parte del relitto rinvenuta è un tratto della fiancata sinistra e presenta elementi in legno che raramente si conservano. Fortunatamente questi sono rimasti però coperti per secoli dai sedimenti provenienti dal canale di acqua dolce situato nelle vicinanze. Il carico presenta anfore africane databili tra la fine del III e gli inizi del IV sec. d. C. che trasportavano salse, conserve di pesce prodotte in Nord Africa, nonché vino e olio.</p>
<p>Perché non andare alla scoperta di queste affascinanti testimonianze del passato, la prossima estate?</p>
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		<title>Nessuno tocchi l&#8217;ulivo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 08:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Italian Notes (english version), tradotto da Dora Rossetti. La nostra casa in Italia comprende un pezzo di terra con 23 alberi di ulivo di età compresa tra i 30 ed i 600 anni, e quando abbiamo visto la proprietà per la prima volta, l’agente immobiliare ha puntato il detto verso uno degli alberi, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/01/lulivo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-318" title="l'ulivo" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/01/lulivo-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></a></p>
<p><em>Di <a href="http://italiannotes.com/wordpress/?p=176" target="_blank">Italian Notes</a> <a href="http://italiannotes.com/wordpress/?p=176" target="_blank">(english version)</a>, tradotto da <a href="http://www.traduzioni-tecniche.it" target="_blank">Dora Rossetti</a>.</em></p>
<p>La nostra casa in Italia comprende un pezzo di terra con 23 alberi di ulivo di età compresa tra i 30 ed i 600 anni, e quando abbiamo visto la proprietà per la prima volta, l’agente immobiliare ha puntato il detto verso uno degli alberi, ed ha sospirato dicendo: “Al Nord Italia, un albero sano come quello costerebbe più del prezzo totale della casa e del terreno. Un albero di ulivo è al meglio quando ha tra i 400 e gli 800 anni. Alberi più vecchi diventano cavi, si torcono, si piegano e si deteriorano fino a smettere di dare frutto, ma è sempre vietato tagliarli!</p>
<p><span id="more-317"></span>In Puglia, gli alberi di ulivo sono protetti come patrimonio locale e si deve ottenere un permesso prima di abbatterli; cosa che raramente è concessa. Le autorità non autorizzeranno neppure a costruire sulle proprie terre, se il progetto comporta il sacrificio di alberi di ulivo.”</p>
<p>A detta dell’agente immobiliare ed anche di altri, gli alberi di ulivo sono protetti dalla Seconda Guerra Mondiale, quando i pugliesi furono costretti ad abbatterne numerosi per farne legna da ardere. Questa pratica cambiò drasticamente il paesaggio, coltivato per migliaia di anni con questa pianta. Poiché sono necessarie generazioni per far crescere un nuovo albero, il danno non potrebbe essere tamponato nel corso di una vita o due. Fu quindi istituito un divieto sull’abbattimento degli alberi di ulivo.</p>
<p>Le leggi sugli alberi di ulivo sono generalmente rispettate, ma alcuni agricoltori trovano ingiusto dover mantenere gruppi di alberi che non danno frutto. Non possono trarre un profitto adeguato dalla loro terra se è coperta di tronchi contorti e disidratati che non fanno “altro” che far germogliare nuovi rami con  coreografiche foglie verdi argentate, una volta finiti i loro giorni fertili.</p>
<p>Questo può spiegare perché alberi molto vecchi e decorativi sono a volte spiantati durante la notte e trasportati al nord dove sono venduti a prezzi esorbitanti ai settentrionali che vogliono avere il prestigio di un vecchio albero di ulivo nei loro giardini privati. Nel frattempo gli agricoltori del sud d’Italia possono andare dalla polizia e denunciare che i loro alberi sono stati rubati, prima di andare a casa ed iniziare a coltivare nuovi raccolti&#8230;</p>
<div class="shr-publisher-317"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Contributi extra ad un film di pirati</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 08:37:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scritto da Italian Notes (english version), tradotto in italiano da Dora Rossetti Durante la mia prima visita a Taranto, molti anni fa, ero entrata in un bar alquanto buio nella parte fatiscente della città vecchia per prendere un bicchiere di tè freddo. Dietro il bancone c’era un simpatico barista che sembrava che gli fosse stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/01/Viuzza-di-Taranto-vecchia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-309" title="Viuzza di Taranto vecchia" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2011/01/Viuzza-di-Taranto-vecchia.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a>Scritto da <a href="http://italiannotes.com/wordpress/?p=91" target="_blank">Italian Notes</a> <a href="http://italiannotes.com/wordpress/?p=91" target="_blank">(english version)</a>, tradotto in italiano da <a href="http://www.traduzioni-tecniche.it" target="_blank">Dora Rossetti</a></em></p>
<p>Durante la mia prima visita a Taranto, molti anni fa, ero entrata in un bar alquanto buio nella parte fatiscente della città vecchia per prendere un bicchiere di tè freddo. Dietro il bancone c’era un simpatico barista che sembrava che gli fosse stato tolto un occhio senza assistenza medica. L’orbita oculare, vuota e cicatrizzata, sembrava come tratta da un romanzo di pirati, e il mio stupore e spavento aumentarono quando scorsi un altro uomo, in piedi vicino ad una slot machine, con lo stesso identico handicap. Ero spaventata, e trovo ancora adesso difficile credere alla veridicità ed autenticità dell’esperienza che aveva immediatamente scosso l’immaginazione.<span id="more-306"></span></p>
<p>Penso in realtà che la storia contenga l’essenza di Taranto, come città, che appare un po’ scoraggiante e pericolosa da lontano, sebbene sia molto affascinante una volta che ci si avvicina.</p>
<p>Vista da fuori, Taranto sembra un disastro ambientale. Appena si supera Gioia del Colle sulla statale da Bari e si procede verso il golfo, si scorgono le prime sagome delle gru per container, delle fiammelle sulle ciminiere della raffineria e un fumo nero proveniente dallo stabilimento siderurgico più grande d’Europa, l’Ilva. Circa 13.000 persone lavorano nell’acciaieria, con un gran numero di posti di lavoro in società satelliti, quindi l’Ilva sfama la maggior parte della popolazione locale.</p>
<p>Le autorità turistiche locali promuovono Taranto come “la città dei due mari”, Beppe Severgnini la paragona ad un leopardo a causa della sua bellezza a chiazze, e Giancarlo De Cataldo ha scritto un libro intitolato Terroni, Taranto Poisonville. Tutte e tre le descrizioni contengono un briciolo di verità.</p>
<p>Poisonville perché il tasso d’incidenza di tumori a Taranto è chiaramente al disopra della media, e perchè le emissioni di diossina sono ancora allarmantemente alte, nonostante l’imposizione di limiti più rigorosi. Non c’è fumo senza inquinamento che esca da queste ciminiere.</p>
<p>Leopardo, perchè ci sono tantissimi posti belli, emozionanti ed evocativi dietro le chiazze. Prendete ad esempio il vecchio porto dei pescatori sulla Via Cariati; il Lungomare, quando il sole di un arancione intenso tramonta dietro le grandi navi alla fonda nel Mare Grande; l’ampia strada pedonale, dove operai, anarchici e amministratori, famiglie, bambini, ragazzi, adulti e anziani, drogati, mendicanti e marinai passeggiano avanti e indietro tra il porto e le palme fino a quasi mezzanotte; il Ponte Girevole visto dalle pizzerie all’aperto in una calda serata estiva; e il Mar Piccolo, quando i pescatori tirano serti di cozze fuori dall’acqua vedendo la flotta navale italiana come sfondo.</p>
<p>E ancora città dei due mari perchè Taranto è situate su una lingua di terra con un’isola artificiale al centro tra la laguna d’acqua salata, il Mar Piccolo, ed il Grande Mare, che è separato dal Mar Ionio da una barriera al largo e da alcune piccole isole.</p>
<p>Taranto fu fondata nel 706 a.C. come colonia spartana, e costituì una delle pietre miliari della Magna Grecia, fino a quando non fu poi conquistata dai romani. Da allora Taranto fu occupata da invasori normanni, spagnoli e saraceni, che lasciarono tutti un segno sulla città, sulla sua gente e sulla sua cultura. Non si deve essere un archeologo per riuscire a scoprire, strato dopo strato, la storia e le storie piene di mistero ed i contrasti locali. Tutto quello che serve è il gusto per l’atmosfera romantica industriale e la capacità di vedere oltre le prime impressioni spaventose e fumose.</p>
<div class="shr-publisher-306"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuti nella terra del mito</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 11:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Italian Notes (English version). Traduzione a cura di Dora Rossetti ‘Benvenuti nella terra del mito’ e ‘Città di Rodolfo Valentino’ si legge all&#8217;entrata di Castellaneta, una cittadina di 17.000 abitanti e una profonda gravina a 40 km a nord ovest di Taranto, dove i latin lover del XXI secolo restano a casa nei giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/11/castellaneta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-282" title="castellaneta" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/11/castellaneta-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Di <a href="http://italian-notes.blogspot.com/2010/02/italy-puglia-taranto.html" target="_blank">Italian Notes (English version)</a></em>.<em> Traduzione a cura di <a href="http://www.traduzioni-tecniche.it" target="_blank">Dora Rossetti</a></em></p>
<p>‘Benvenuti nella terra del mito’ e ‘Città di Rodolfo Valentino’ si legge all&#8217;entrata di Castellaneta, una cittadina di 17.000 abitanti e una profonda gravina a 40 km a nord ovest di Taranto, dove i latin lover del XXI secolo restano a casa nei giorni di pioggia.<span id="more-281"></span></p>
<p>Castellaneta si è guadagnata un posto nella storia della cinematografia come città natale di Rodolfo Valentino, uno dei primi e dei più grandi divi del cinema muto protagonista di film quali ‘I quattro cavalieri dell’Apocalisse’ e ‘Lo Sceicco’: nonostante il piccolo Rodolfo, nato nel maggio del 1895, abbia lasciato la città prima di compiere dieci anni, Castellaneta celebra ancora il concittadino che l’ha resa grande in America!</p>
<p>Lungo la passeggiata si incontra una statua di creta blu leggermente scheggiata e abbastanza malfatta di Valentino vestito da sceicco arabo. Di fronte, l’Osteria Rodolfo Valentino offre pasta fresca fatta in casa, e nella parte vecchia della città c’è una galleria dedicata all’attore ed un Museo Valentino che sembra essere chiuso (quasi sempre, sfortunatamente).</p>
<p>Non è a Castellaneta però che vivrete l’esperienza dell’isteria di massa che circonda il mito: quando Valentino morì di appendicite nell’agosto del 1926 all’età di 31 anni, circa 100.000 persone andarono al suo funerale a New York, e la cronaca riportò disordini, suicidi, ammiratori misteriosi e donne svenute. L’attore dalla pelle olivastra con i capelli impomatati aveva fatto tanta strada da quando aveva lasciato la Puglia nel 1906!</p>
<p>Il padre di Rodolfo Valentino morì quando il ragazzo aveva undici anni e, a causa di problemi finanziari, il giovane fu mandato in un orfanotrofio a Perugia. Nel 1909 cercò di entrare nell’accademia della marina a Venezia, ma fu scartato per problemi di vista e finì per diplomarsi in una scuola d’agraria nella provincia di Genova. Valentino tornò a trovare sua madre, suo fratello e sua sorella a Taranto un paio di volte e disse loro: &#8220;L&#8217;Italia è troppo piccola per me&#8221;. Nel dicembre del 1913 si imbarcò ad Amburgo sulla nave mercantile Cleveland diretta a Ellis Island. A New York Valentino si guadagnò da vivere inizialmente come Taxi-dancer in un night (ossia come persona pagata per fare ballare i clienti del locale), prima di unirsi ad una compagnia itinerante e farsi quindi strada verso Hollywood.</p>
<p>Divenne il simbolo del sogno americano per milioni di italiani emigrati negli Stati Uniti dal sud tormentato dalla malaria tra il 1880 e il 1915, ed una passeggiata per le vie della città vecchia di Castellaneta rende facile farsi un’idea della povertà, la malattia e l’oppressione che regnavano cento anni fa: penso che sia questa la vera attrattiva del posto, oggi che l’immagine di Valentino sta svanendo.</p>
<p>“Rudy who?” Mi ha detto una mia amica, quando le ho detto che stavamo andando a Castellaneta per vedere il Museo Valentino. Il nome ed il riferimento ai film muti non dicono ahimé purtroppo più niente alla maggior parte delle persone nate negli ultimi 40 anni.</p>
<div class="shr-publisher-281"></div>]]></content:encoded>
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		<title>I castelli di Bovino e Deliceto (FG) in concorso alla 67esima mostra del Cinema di Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 10:02:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Newselce E’ stato girato anche nei Castelli di Bovino e di Deliceto il film Noi Credevamo, terzo film italiano in concorso alla mostra veneziana per la regia di Mario Martone. Il lungometraggio, la cui sceneggiatura è liberamente ispirata a vicende storiche realmente accadute e al romanzo di Anna Banti Noi Credevamo, racconta la storia di tre ragazzi meridionali che, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/bovino.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-267" title="bovino" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/bovino-300x89.jpg" alt="" width="300" height="89" /></a>Di Newselce</em></p>
<p>E’ stato <strong>girato anche nei Castelli di Bovino e di Deliceto il film <em>Noi Credevamo</em></strong>, terzo film italiano in concorso alla mostra veneziana per la <strong>regia di Mario Martone</strong>.<span id="more-266"></span></p>
<p>Il lungometraggio, la cui sceneggiatura è liberamente ispirata a vicende storiche realmente accadute e al romanzo di Anna Banti Noi Credevamo, racconta la storia di tre ragazzi meridionali che, a seguito della repressione borbonica dei moti del 1828, decidono di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini e lottare per l’unità d’Italia.</p>
<p>Una pellicola ambiziosa che vuole raccontare 30 anni di storia italiana. Un racconto che passa anche da due piccoli Comuni dei Monti Dauni. <a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/deliceto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-268" title="deliceto" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/deliceto-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" /></a></p>
<p>Nel mese di giugno dello scorso anno, infatti, l’intera “macchina cinematografica” di Noi credevamo ha girato alcune scene presso il Castello Ducale di Bovino, un monumento che proprio fino all’Unità d’Italia fu famoso per le scorrerie di briganti che assaltavano e depredavano carovane e carrozze provenienti dalla Campania e dirette sul versante adriatico, per spostarsi poi nella vicina Deliceto, dove la location è stata il Castello Normanno-Svevo, anche questo ricco di storia, dichiarato nei primi anni del ‘900 “Monumento nazionale”.</p>
<p>Il film è caratterizzato da un prestigioso cast di attori, tra cui Luigi Lo Cascio, Francesca Inaudi, Edoardo Winspeare, Anna Bonaiuto, <strong>Luca Barbareschi</strong>, Toni Servillo e <strong>Luca Zingaretti</strong>, questi due nei panni di Giuseppe Mazzini e Francesco Crispi. Il film, nelle sale a partire dal prossimo novembre, è stato sostenuto anche da Apulia Film Commission e dall’Assessorato al Turismo e Industria Alberghiera della Regione Puglia.</p>
<div class="shr-publisher-266"></div>]]></content:encoded>
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		<title>Racconti di VITE vissuta</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 10:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Elisabetta De Martino Le immagini della vendemmia della tenuta di famiglia scorrono nella memoria come un film d&#8217;altri tempi, pervaso da un piacevole caldo secco, una luce intensa, profumi avvolgenti e il ricordo dei primi giorni di scuola, che iniziava verso la fine di settembre. In questo periodo si decideva il giorno della vendemmia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/1165235_bunch_of_grapes.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-261" title="1165235_bunch_of_grapes" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/10/1165235_bunch_of_grapes.jpg" alt="" width="75" height="100" /></a>Di <a href="http://www.italienisch-uebersetzungen.at/" target="_blank">Elisabetta De Martino</a></em><br />
Le immagini della vendemmia della tenuta di famiglia scorrono nella memoria come un film d&#8217;altri tempi, pervaso da un piacevole caldo secco, una luce intensa, profumi avvolgenti e il ricordo dei primi giorni di scuola, che iniziava verso la fine di settembre. In questo periodo si decideva il giorno della vendemmia, in base al grado di maturazione dell&#8217;uva, all’andamento climatico, al tasso di umidità e alla possibilità di cambiamento del tempo con l’arrivo delle piogge autunnali.</p>
<p><span id="more-259"></span><br />
Una volta decisa la data, occorreva organizzare tutto, trovare &#8220;uomini&#8221; e &#8220;donne&#8221; disponibili, i tinelli e il motocarro per trasportare il carico alla Cantina Sociale, dove si sarebbe trasformato in vino. A questa festa del raccolto, frutto del duro lavoro di tutto un anno, partecipavano spesso anche i bambini.</p>
<p>Uno a uno, i preziosi grappoli venivano recisi dalle &#8220;donne&#8221; con pochi sapienti colpi di cesoia e depositati nei tinelli, i quali venivano portati a spalle dagli &#8220;uomini&#8221; tra i filari della vite fino a raggiungere il motocarro, e lì svuotati.<br />
Le stradine della campagna erano costellate da queste carovane di trattori e motocarri, che trasportavano l&#8217;uva raccolta alle Cantine Sociali dei paesi. Qui si mettevano in fila, aspettando di poter conferire il proprio carico. L&#8217;odore dolce dell&#8217;uva pigiata era inebriante e pervadeva ogni angolo.</p>
<p>Le uve più coltivate erano e sono ancora soprattutto quelle nere, Primitivo, Malvasia nera, Negroamaro, quest&#8217;ultimo un vino tutt&#8217;altro che amaro, come sembrerebbe suggerire il nome. Il vitigno più famoso della penisola salentina, che viene coltivato esclusivamente in queste terre, dà un vino rosso rubino, molto corposo e dal gusto fruttato. Il termine italiano pare essere composto da nero (dal latino nigrum) e amaro, ma in realtà il secondo componente è maurum=moro, africano (dal greco mauros=nero), a sottolineare il colore nero del frutto e il luogo d’origine del vitigno.</p>
<p>Infine segnaliamo un appuntamento da non perdere, &#8220;Novello in Festa&#8221;, una manifestazione folkloristica dedicata al vino novello, uno dei più affascinanti eventi culturali del Salento.</p>
<p>Si tratta di una manifestazione destinata principalmente alla celebrazione della raccolta del vino novello la quale, oltre a offrire la degustazione di ottimi vini, prevede balli, canti, giochi, gare ed allegre esibizioni folkloristiche e di gruppi musicali pugliesi. Una manifestazione ideale per tutti gli estimatori del buon vino novello e gli amanti delle allegre feste popolari salentine.</p>
<p>http://www.novelloinfesta.it/</p>
<div class="shr-publisher-259"></div>]]></content:encoded>
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		<title>La bellezza della Macchia Mediterranea</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 12:44:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Italian Notes (English version). Traduzione ed adattamento a cura di Dora Rossetti All’inizio della mia permanenza in Italia ho trovato un po’ difficile distinguere la macchia dalla terra incolta, anche perché molti tendono a gettare nelle campagne della periferia frigoriferi rotti, vecchie credenze con i cardi stanchi di sostenere le ante e poltrone lise… [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/09/Orchidea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-253" title="MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.apulialand.eu/wp-content/uploads/2010/09/Orchidea-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Di <a href="http://italian-notes.blogspot.com/2010/03/beauty-of-macchia-mediterranea.html" target="_blank">Italian Notes</a> <a href="http://italian-notes.blogspot.com/2010/03/beauty-of-macchia-mediterranea.html" target="_blank">(English version)</a>. Traduzione ed adattamento a cura di <a href="http://www.traduzioni-tecniche.it" target="_blank">Dora Rossetti</a></em><br />
All’inizio della mia permanenza in Italia ho trovato un po’ difficile distinguere la macchia dalla terra incolta, anche perché molti tendono a gettare nelle campagne della periferia frigoriferi rotti, vecchie credenze con i cardi stanchi di sostenere le ante e poltrone lise…<br />
Eppure, non ho potuto fare a meno di notare la riverenza con la quale i locali parlavano di macchia mediterranea. Macchia sembrava come una parola magica in grado di respingere la civilizzazione, proteggere la costa dal cemento degli alberghi e dallo sviluppo edilizio in genere e di risorgere con nuova vita dalle ceneri degli inevitabili incendi delle sterpaglie, come la mitica fenice.<span id="more-252"></span><br />
La macchia mediterranea si può trovare lungo le coste di tutto il Bacino del Mediterraneo, ma in molti posti questo habitat naturale è minacciato dall’agricoltura e dallo sfruttamento del territorio, ed in alcuni posti è stata pressocchè distrutta. Ecco perché l’amministrazione locale pugliese l’ha protetta rendendola utilizzabile solo per scopi ricreativi. La macchia è composta da numerose specie, anche rare, di piante, fiori e fauna selvatica che andrebbero protette, mi ha spiegato un amico avvocato.<br />
La sua spiegazione mi ha spinta ad osservare più da vicino le aree cespugliose, rocciose e sabbiose che somigliano alle brughiere del nord Europa, e gradualmente è cresciuta in me la percezione della loro bellezza, naturale e selvaggia.<br />
Ogni primavera il deserto desolato, sempre grigio, senza alberi, tira fuori un’orgia di fiori e di fragranze. Cuscini porpora di timo selvatico, rosmarino delicato, punteggiato di fiorellini tra il blu ed il violetto, mirto bianco, ginestre gialle e papaveri rossi, verbene rosate e non so quanto altro germoglia a profusione, come erbacce.<br />
Se vi capita di passare lungo la costa pugliese tra i mesi di marzo e giugno, osservate la macchia mediterranea&#8230; E se per caso conoscete il nome del fiore (vedi foto) che sembra una piccola orchidea e che cresce spontaneamente sulle dune, fatemelo sapere!</p>
<div class="shr-publisher-252"></div>]]></content:encoded>
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